La Cappella di San Matteo “ad duo flumina”

La Cappella di San Matteo “ad duo flumina”

Questa cappella è importante per antichità e preziosità per aver custodito il corpo dell’Evangelista Matteo. Sita nella piana di CasalVelino, nel secolo XIX e fino alla prima metà del XX, distava dall’abitato oltre due chilometri; oggi, invece, essa è inserita nel perimetro urbano della marina, che dagli anni sessanta ad oggi si è estesa fino alla suddetta. La cappella misura m 8,25 di lunghezza e 5,25 di larghezza ed è fornita di 3 finestre. L’altare è di stucco e su di esso dal secolo XIX vi è un quadro rappresentante l’apostolo ed evangelista San Matteo, tela donata dall’allora Abate di Cava Mons. Granata. Nella cappella vi è ancora l’arcosolio a testimoniare quella presenza santa tra la nostra popolazione.

La traslazione delle reliquie del Santo

1. Velia
A Velia, intorno al V secolo, giunsero le spoglie dell'evangelista Matteo e vi rimasero sepolte per circa quattro secoli, in un oratorio attiguo ad una domus appartenuta, forse, allo stesso Gavinio (a Velia è accertata l'esistenza di una gens Gavinia). Il corpo del Santo, collocato in un vano costruito con i tipici mattoni velini (quadris contextus laterculis), fu rinvenuto da Atanasio nei pressi di una terma (balneum quod his in locis antiquitus extructum fuit).
2. Casal Velino
Secondo una consolidata tradizione l'attuale chiesetta di San Matteo ospitò le spoglie mortali dell'Apostolo, dopo che il monaco Atanasio le ebbe rinvenute tra le rovine di Velia. Il modesto edificio, dall'impianto planimetrico ad aula e dalla semplice facciata a capanna presenta, alla destra dell'altare, l'arcosolio, dove furono depositate le sacre reliquie del Santo. Un'iscrizione piuttosto tarda (XVIII sec.), incastonata sul lato corto dell'arcosolio, ricorda l'episodio della traslazione.
3. Rutino
Il vescovo Giovanni di Paestum e la sua delegazione, nel viaggio di ritorno verso Capaccio, pernottarono a Rutino, nella chiesa di San Pietro, oggi accorpata nel perimetro del cimitero. A memoria di ciò fu costruita una chiesa dedicata a San Matteo, oggi scomparsa. Nel centro abitato esiste una fonte detta “di San Matteo” che, come ricorda un'iscrizione, sgorgò misteriosamente per dissetare i portatori delle sacre reliquie.
4. Capaccio
Nella chiesa-cattedrale di Caputaquis (Capaccio) furono deposte le spoglie dell'evangelista Matteo, prima della loro traslazione a Salerno. L'evento è ricordato da un'epigrafe posta nel braccio meridionale del transetto, dove è pure collocata un'urna marmorea che, secondo la tradizione, avrebbe custodito le ossa dell'Apostolo. L'imponente complesso sacro, che con la sua mole domina l'intera piana del Sele, fu costruito intorno al IX - X secolo. Scampata alla distruzione di Capaccio Vecchia, voluta da Federico II nel 1247, la chiesa di Santa Maria Maggiore assunse, dopo il XIV secolo, il titolo di Santa Maria del Granato. L'edificio, d'impianto romanico, si articola su tre navate con altrettante absidi terminali. Il complesso, nelle sue forme attuali, è il risultato di un consistente restauro eseguito nel 1708 per volere del vescovo di Capaccio, Francesco Nicolai, e di un successivo ampliamento del 1836.
5. Salerno
Traslate da Capaccio, per sottrarle alle incursioni dei Saraceni, le reliquie del Santo, giunte a Salerno il 6 maggio 954, vengono collocate nella chiesa di Santa Maria degli Angeli. Queste troveranno definitiva sistemazione nel Duomo, fatto erigere dal duca normanno, Roberto il Guiscardo e consacrato da Gregorio VII nel 1084. L'architetto del Duomo fu probabilmente l'arcivescovo Alfano, che si ispirò nel disegno alla basilica di Montecassino. La fabbrica, in stile romanico, presenta un impianto planimetrico di tipo basilicale a tre navate con presbiterio triabsidato. La cripta, riccamente ornata da tarsie marmoree, ospita al centro la tomba del Santo Patrono. Quest'ultima, posta a due metri di profondità, è sormontata da un altare bifronte, con due statue bronzee del 1606 raffiguranti l'Apostolo.
Ricostruzione dello scenario di Velia all'epoca della traslazione